Il “Fate la nanna” è un libro che dal 1999 ad oggi ha immancabilmente riempito le librerie di tutto il mondo: frutto della mano di Eduard Estivill Sancho, direttore della Unidad de Alteraciones del Sueño dell’Istituto Dexeus di Barcellona, e Sylvia de Béjar, il libro è stato infatti tradotto in 7 lingue e solo in Spagna ha venduto più di 300mila copie. Questo piccolo volume viene consigliato da anni a mamme e papà e chiunque si occupi di un bambino come testo per l’educazione al sonno dei piccolini che presentano difficoltà, che sia in consultorio, dal pediatra o alla libreria dietro l’angolo. Però parliamo anche di uno dei libri più criticati nella letteratura di questo genere, di un metodo non sostenuto, secondo innumerevoli professionisti, da evidenze scientifiche. In questa recensione, quindi, cercheremo di valutare pro e contro di questa lettura, perché pensiamo sia importante nel processo informativo crearsi una propria visione critica di tutte le cose. Solo così potremo infatti giudicare quello che per noi è giusto o sbagliato.

Il libro presenta propriamente il Metodo Estivill, battezzato proprio in onore del suo “inventore”: ma di cosa stiamo parlando? Come si intuisce dal sottotitolo di copertina, si tratta di un metodo da mettere in atto nel momento in cui ci si trova di fronte al dover educare, o ri-educare, un bambino alla pratica del sonno, quindi quando questo ne presenta delle problematiche.

In che senso educare? Ebbene, Estivill afferma che la capacità di addormentarsi da soli si impara come si impara a tenere il cucchiaio per mangiare, fare pipì nel vasino o parlare. È un’attività, diciamo, a cui il bambino può essere educato per favorire così la miglior riuscita in termini di salute del sonno: infatti, componendo il sonno la maggior parte delle ore di vita di un neonato, e comunque un’ingente quantità di tempo nella vita di tutti noi, è importante, se non basilare, farlo al meglio.

Vogliamo sottolineare, però, che parliamo di un libro ampiamente criticato, un po’ datato e incentrato su bambini con problemi del sonno. Un bambino sano nel primo anno di vita è un cucciolo che possiede già tutte le capacità per dormire, come voi genitori avete tutte le competenze per educarlo al meglio, perché solo voi sapete cosa sia meglio per il vostro bambino, e il meglio può anche voler dire condividere la stessa stanza o letto per tutto il tempo in cui mamma, papà e bambino lo reputino necessario. Perciò il neonato non ha bisogno di un metodo imposto per dormire, impara piano piano con le sue forze e con l’istinto che è intrinseco nel corpo umano, senza bisogno di un manuale di istruzioni. Per fare questo, cari Mamme e Papà, avrà bisogno di tutto il vostro amore e supporto (e soprattutto pazienza!).

Considerazioni

All’interno del libro l’autore incentra l’applicazione del metodo su bambini piccoli, sottolineando come sia importante educarli sin da subito: prende in considerazione bimbi di 3 mesi, o spesse volte 7 mesi, quando le abitudini al sonno dovrebbero essere più definite, fino all’età preadolescenziale. Molte mamme si sono chieste a che età potessero mettere realmente in pratica le indicazioni di Estivill, preoccupate della loro durezza: infatti, recentemente l’autore ha ritrattato circa l’età ideale in questione, affermando che ognuno di noi ha in una parte del cervello delle cellule addette al ritmo sonno veglia; queste, però, sono immature nel neonato, per cui bisogna rispettarne i tempi e accompagnarlo nel percorso fisiologico di crescita. Su questa ritrattazione ci piacerebbe aggiungere una postilla: la strategia, consigliata da questo metodo, di lasciar piangere il bambino per tempi gradualmente sempre più lunghi, applicata ad un bambino entro i 3 anni di vita, è stata riconosciuta da molti psicologi e psicoterapeuti una delle cause alla base di un attaccamento insicuro/evitante (cfr attaccamento di Bowlby), oltre a sottoporre il bambino ad elevati livelli di cortisolo che possono interferire con lo sviluppo di alcuni sistemi di neurotrasmettitori (cfr Sue Gerhardt).

Ma, come molti genitori concorderanno, bambini più grandi sono soliti piangere non solo per esprimere un bisogno che non possono esprimere a parole. E l’ottica, suggerita dall’autore, di imparare a riconoscere le diverse tipologie di pianto, contestualizzata in una fascia di età superiore ai tre anni, può essere una strategia utile per imparare a rendere sempre più autonomo il proprio bambino e per donare empowerment ai genitori stessi. Inoltre, l’autore di recente ha riconosciuto e sottolineato la necessità di promuovere l’allattamento esclusivo al seno e come il metodo esposto in questo libro potesse inficiarne la riuscita: perciò ha definito come cutoff, dopo varie ritrattazioni, i 3 anni. In questo modo in primo luogo ci si può prendere tutto il tempo per capire come il bambino dorme, per conoscerne le preferenze, i desideri, l’indole, ma soprattutto si garantiscono promozione, protezione e sostegno dell’allattamento esclusivo al seno a livello globale almeno fino ai sei mesi di vita ed oltre, qualora mamma e bambino lo desiderino, come ci dice l’OMS.

Come detto sopra, molte mamme e professionisti sono rimasti contrariati rispetto al metodo: quindi vi starete chiedendo perché mai buttare del tempo per leggerlo se di un metodo non c’è bisogno e se le critiche sono così tante?

Perché, come in ogni cosa, non tutte le informazioni di cui parla sono da buttare, bensì da leggere in maniera critica e valutarne la validità. Estivill, che incredibilmente mostra di avere a sua volta un cuore, consiglia quella che possiamo definire una routine di addormentamento: se chi porta a letto il bambino, per farlo addormentare lo accarezza, gli canta una canzone, gli dà dell’acqua, fa sì che lui colleghi al sonno questi gesti. Durante la notte il bambino, come l’adulto, passa attraverso diverse fasi del sonno, e come tutti ha dei momenti di allerta in cui è quasi sveglio: se a questo punto non ritrova la carezza, la canzone, l’acqua che c’erano quando si è addormentato si spaventa e piange. Questo per il neonato è traumatico come se noi ci addormentassimo sul letto e ci svegliassimo sul divano. Quindi è buona cosa tranquillizzarlo, calmarlo, parlargli, dargli tutta la sicurezza di cui ha bisogno per tornare a stare bene.

Su questo aspetto ci piacerebbe focalizzarci, sul dare al bimbo sicurezza e amore, qualcosa che lo accompagni durante la notte, che lo abitui ad addormentarsi e a stare tranquillo: che sia un peluche, un giochino, il ciuccio, la giostrina… L’importante è che resti sempre lì, che lui trovi nei suoi risvegli notturni tutto come lo aveva lasciato…

Inoltre all’interno del libro è presente una trattazione molto interessante sulle diverse turbe del sonno, che comunque è sempre utile per arricchire il nostro bagaglio culturale e per far accendere la spia, nel caso vi ci trovassimo davanti.

Quindi di questo libro vogliamo apprezzare la sicurezza, la tranquillità, la pazienza: tutte le doti che avete voi genitori, che amate i vostri figli più di qualsiasi cosa al mondo. Per cui se doveste leggerlo per desiderio o curiosità ponderate se questo libricino valga la pena e costruite la vostra personale critica e il vostro pensiero sulle parole che troverete scritte.

Ribadiamo che quando si parla di “metodo” all’interno di un libro, come abbiamo visto per il Metodo Margherita, noi non lo consigliamo né riteniamo qualcosa di necessario: per un bimbo non servono un metodo o un manuale di istruzioni, né qualcosa di preimpostato da dover insegnare. Ripetiamo che l’aiuto di un professionista, o in questo caso di un libro scritto da professionisti, si debba piuttosto declinare in utili e competenti consigli, suggerimenti e indicazioni a sostegno di quello che un genitore reputa giusto per il proprio bambino.

Quindi, se confessate che il vostro bimbo ha problemi a fare la nanna e qualcuno vi consiglia questo libro, dopo questa recensione, potrete non saltargli immediatamente al collo, ma ricordare che vi troverete alcune informazioni sul sonno e sui disturbi del sonno nei piccoli o più semplicemente degli spunti per osservare come sono cresciute le abitudini del vostro bimbo.

Maia spera di esservi stata utile con questo commento critico sulla pubblicazione in questione e vi informa che Estivill ha pubblicato un “aggiornamento” di questa pietra miliare che si intitola “A dormire”: lo leggeremo per voi e vi diremo cosa ne pensiamo!

Nel frattempo, buona nanna!

 

A presto, Maia

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