Bentornati e bentornate in questa sezione del sito un po’ meno frequentata ma fondamentale: oggi la recensione fresca fresca di un libro davvero utile, irriverente e meraviglioso che Maia ha letto in questi giorni uggiosi, che ci fanno pregustare l’aria invernale. Nonostante il maltempo, il lavoro, le consulenze, gli incontri formativi, le ripetizioni e tutto ciò che può occupare la nostra giornata, troviamo sempre il tempo per dedicarci ad un buon libro e allo stesso tempo lavorare per voi: in questo caso in particolare ho cercato delle letture piacevoli, semplici ma veritiere per le donne, in particolare le giovani donne!

Di che libro stiamo parlando? È un libro che Maia voleva leggere da tempo ma non aveva mai trovato, e poi, un bel martedì di pioggia, eccolo lì sullo scaffale della biblioteca: il titolo provocatorio, i colori semplici ma denotativi… è proprio lui!

Ma quale? Insomma diciamolo, parliamo del libro “Corpi Impuri – Il tabù delle mestruazioni”, un libro brillante, e con un obiettivo comune al nostro, scritto dall’attrice teatrale Marinella Manicardi, con una postfazione di Giancarla Codrignani di piacevole lettura.

Di cosa parla?

Come si può intuire dal titolo del libro, Marinella racconta del tema delle mestruazioni, di come questo sia stato affrontato durante le diverse epoche, del tabù del sangue mestruale. All’inizio della narrazione ci confessa l’obiettivo del suo testo e spettacolo (perché sì, il libro non è solo questo, ha dato vita ad un vero e proprio monologo teatrale interpretato dall’autrice stessa): Marinella vuole andare ad analizzare la sacralità del sangue mestruale, ricercando nell’iconografia delle diverse culture e religioni dei riferimenti a quello che alla luce del sole è un tabù, ma che è essenzialmente la normalità del ciclo vitale per ogni donna ed è costantemente presente in tutte le declinazioni culturali, dall’Atlantico al Pacifico. Inoltre vuole abbattere i tabù e le false credenze presenti sull’argomento ed affrontare anche temi molto rilevanti e delicati.

In tutto il testo Marinella si impegna ad analizzare le credenze sul ciclo mestruale, la loro origine e le caratteristiche, descrivendone le modificazioni nel corso della storia e soprattutto cercando di sfatarne i falsi miti. Nel testo, a dir poco brillante, viene fatta piazza pulita dei pregiudizi grazie ad una semplicità e sincerità su quella che è la pura natura umana.

Vengono esposti riga per riga questi falsi miti, quasi come un’ostentazione dell’assurdità che li definisce, così come si elencano i diversi modi per chiamare le mestruazioni pur di non dire questa parola così terribile e spaventosa.

Si discute della percezione del sangue e della fertilità attraverso diverse epoche e tradizioni, oltre che della posizione della donna all’interno della società stessa: si parte da Aristotele, che sostituisce la potenza femminile con quella maschile detronizzando la dea della fertilità, donna, madre e generatrice che ha guidato millenni di credenze, e si attraversano anni e anni di storia e religione.

Si tocca l’iconografia classica cattolica, scelta dall’autrice perché, cresciuta come cristiana, ammette essere quella conosciuta meglio e più vicina alla sua realtà: la ferita sul costato di Cristo in una rappresentazione in miniatura sul Breviario di Bonne del Lussemburgo (1345) si trasforma improvvisamente in una vagina sanguinante, a sottolineare il forte oscurantismo cristiano. Vengono messe in luce opere e rappresentazioni religiose, tra le più famose al mondo, e ridiscusse senza mezzi toni facendo attenzione ai dettagli continuamente legati alla sessualità e alla sacralità del sangue.

Sembra un’impresa incredibile, che Marinella affronta con schiettezza in un testo scorrevolissimo e mai noioso, che ci costringe sempre a leggere il paragrafo successivo desiderando di non essere mai interrotti. È una narrazione che non si muove in linea retta ma sguizza da un argomento all’altro con una naturalezza disarmante.

E l’attrice non affronta solo tutto questo: va a mettere in luce argomenti difficili da descrivere, di cui parlare, argomenti con un rilievo sociale delicatissimo ed un sottofondo psicologicamente toccante: affronta la repressione della sessualità femminile, la volontaria ineducazione delle donne da parte di uomini terrorizzati dal potere femminile; si parla di aborto, di obiezione di coscienza, di piacere femminile e masturbazione, e di come l’uomo – come maschio – abbia cercato di nascondere qualcosa di tanto evidente, come per esempio l’esistenza del clitoride che compare a metà 500 per sparire subito dopo, come insabbiato; si arriva così a trattare anche il tema delle mutilazioni genitali femminili. Marinella ci racconta anche dell’evoluzione dal punto di vista legislativo nei confronti delle donne e delle “cose da donne” nella storia recente, ossia negli ultimi 150 anni: un contenuto interessante e dal climax di libertà percepibilissimo!

Considerazioni

Il libro risulta una lettura davvero piacevole e educativa, con nozioni complicate spiegate al meglio; non mancano gli stacchi di leggerezza, con barzellette o uscite comiche, quindi è proprio una lettura gradevole e illuminante. Una frase che Marinella stessa pronuncia colpisce molto e ci porta a riflettere:

“Ma resta ancora molto da scoprire… perché il tabù è, ancora oggi, così forte nell’immaginario collettivo da riuscire a influenzare leggi, discriminazioni, forme di violenza, superstizione, etichetta, linguaggio e rappresentazione.  Eppure è semplicemente sangue, così naturale che senza mestruazioni non ci sarebbero nemmeno i bambini, cioè noi.”

Questo ci fa pensare come anche solo il nostro impegno a voler fare informazione sia un aspetto di vitale importanza nell’educazione di donne e uomini per portare alla libertà. Sapere è potere, ricordiamolo sempre.

È con questa riflessione che Maia vi lascia, sperando di avervi invogliato alla lettura di questo libro tanto brillante quanto ricco di spunti e speranze. Buona lettura!

 

A presto, Maia

*pics courtesy of the internet

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