Eccoci di nuovo ad affrontare le patologie che possono colpire una mamma e le sue mammelle durante il meraviglioso, ma complesso, percorso di allattamento al seno. Se vi siete persi il primo articolo, cliccate qui per la Parte 1!

Mentre qui ci contcentriamo su tutte quelle problematiche che non si limitano al capezzolo, ma coinvolgono la ghiandola mammaria in toto o alcuni suoi componenti.

Dotto Ostruito

Quando il latte prodotto in una certa zona del seno non riesce ad essere drenato, i dotti galattofori possono ostruirsi, dando luogo al cosiddetto dotto ostruito. Questo si manifesta con difficoltà a drenare il latte da una parte circoscritta del seno, che può comportare fastidio e dolore; arrossamento della cute nella zona interessata; formazione di un nodulo palpabile, quasi un cordone in corrispondenza del dotto. Tuttavia, la madre non ha febbre e le sue condizioni generali sono buone. Tra le principali cause notiamo poppate poco frequenti; uno svuotamento inadeguato di una zona del seno; una maggiore pressione su una zona del seno (causata ad esempio da posizioni di riposo notturne o biancheria intima sbagliata); una dieta ricca di grassi saturi.

Come intervenire?

  • aumentare il numero di poppate;
  • alternare diverse posizioni per facilitare il drenaggio del latte in tutte le zone del seno;
  • eseguire impacchi caldo-umidi, che favoriscono la fuoriuscita del latte;
  • utilizzare analgesici (paracetamolo) ed antinfiammatori (ibuprofene) per ridurre la sintomatologia.

Ingorgo

L’ingorgo mammario è una condizione, tipica soprattutto della prime fasi dell’allattamento, di infiammazione e congestione linfatica e vascolare dell’intera mammella (o di entrambi, può infatti essere bilaterale) o di un’ampia zona di essa, con presenza di edema interstiziale.

Per questo motivo il seno apparirà voluminoso, caldo, duro e dolente, e la cute può essere tesa e lucida con presenza di strie arrossate. I capezzoli tendono ad appiattarsi, a tendersi a causa dell’eccessivo volume, rendendo così ulteriormente difficoltoso l’attacco del neonato (rischiando di causare anche ragadi sovraimposte) e ostacolando la fuoriuscita di latte.

La madre solitamente non ha febbre e le sue condizioni generali sono buone. In caso di ingorgo prolungato, la mammella piena di latte che non riesce a fuoriuscire, manda il segnale al fattore di inibizione della lattazione (FIL), per ridurre un ulteriore riempimento del seno, e se la mammella non viene svuotata, si crea un circolo vizioso che porta ad una ridotta produzione di latte. Le cause possono essere molteplici e tutte possono essere ricondotte a uno svuotamento incompleto o poco frequente della mammella, come ad esempio un ritardato inizio dell’allattamento dopo la nascita, un attacco inadeguato, poppate poco frequenti e troppo brevi, una mancanza di poppate notturne, causate anche dall’assenza di rooming in, la presenza di dolore mammario, irritazioni, infezioni o ragadi.

Come intervenire?

  • rimuovere il latte attraverso la spremitura manuale, o una doccia/bagno/impacco caldo che favoriscono la fuoriuscita del latte;
  • favorire la lattazione incrementando la frequenza delle poppate (8-12 poppate in 24h);
  • facilitare l’attacco massaggiando delicatamente il seno ed eseguire la spremitura manuale per far fuoriuscire il latte e rendere quindi più morbida l’areola;
  • offrire al bambino prima il seno con l’ingorgo;
  • utilizzare reggiseni comodi che non comprimono il seno (no ai reggiseni “per l’allattamento”);
  • applicare impacchi freddi fra le poppate per ridurre il dolore, alternati a impacchi caldi per ridurre l’edema.

NB: Non confondere l’ingorgo con la mammella piena di latte: quando c’è la montata lattea, arriva più sangue al seno, per produrre più latte. Quindi il seno verrà percepito fisiologicamente più caldo e pesante, ma senza causare complicanze o difficoltà di allattamento (se, come sempre, la mammella viene adeguatamente svuotata).

Mastite

La mastite è un processo infiammatorio che colpisce la ghiandola mammaria, a cui si sovrappone un’infezione batterica (in genere causata da Staphylococcus aureus, Staphylococcus albus o più raramente Escherichia coli), favorita da eventuali lesioni del capezzolo che permettono l’ingresso dei germi. È sempre monolaterale, tranne quando è provocata da streptococchi, in cui troveremo entrambe le mammelle colpite. È molto frequente (circa 1/3 delle donne), soprattutto tra le donne che allattano per la prima volta. Si presenta spesso nel primo trimestre, ma può insorgere in qualsiasi momento.

Questa affezione provoca tensione mammaria e gonfiore, eritema locale, dolore profondo che si estende alla muscolatura toracica, malessere generale con presenza di sintomi sistemici simil-influenzali. Inoltre, osservando la mammella si possono notare delle aree cuneiformi arrossate, più calde, gonfie e doloranti (in corrispondenza dei lobi coinvolti nell’infezione).

Le cause sono quelle che determinano un ingorgo mammario o un dotto ostruito (riduzione frequenza e durata delle poppate) che se non trattati, portano alla mastite; ma poiché sappiamo che la mastite non è solo infiammazione, può essere anche causata da un’infezione secondaria a ragadi.  Vi sono poi alcune situazioni che possono predisporre alla mastite riducendo le difese immunitarie dell’organismo: tra queste trovimamo privazione del sonno, ripresa del lavoro, stress, stanchezza e affaticamento, anemia. Alcune sono legate alla mammella stessa come un’iperproduzione di latte e storia di chirurgia mammaria, mentre altre ancora sono legate al bambino che, per diversi motivi (come malattia o fasi di sonno notturno progressivamente sempre più lungo) non riesce a svuotare completamente la mammella.

In generale, in caso di mastite, non è necessario interrompere l’allattamento al seno. I microorganismi secreti con il latte non sono infatti nocivi per il neonato, ed inoltre l’interruzione dell’allattamento causerebbe ulteriore ristagno con peggioramento del quadro infiammatorio.

Nei rari casi in cui bisogna interrompere l’allattamento, la donna deve continuare a rimuovere il latte dalla mammella con la spremitura manuale o con il mastosuttore (questa procedura ha anche il vantaggio di ridurre la sintomatologia).

Come intervenire?

  • incoraggiare poppate frequenti (8-12 nelle 24h), offrendo prima il seno con l’infezione;
  • riposo;
  • impacchi caldo-umidi sul seno prima della poppata o dell’uso del tiralatte;
  • controllare posizione e attacco; correggerli nel caso in cui siano scorretti;
  • evitare pressioni eccessive da parte di indumenti stretti o delle dita;
  • massaggiare il seno per drenare la fuoriuscita del latte;
  • idratazione ed alimentazione adeguata;
  • terapia analgesica (es Ibuprofene);
  • la terapia antibiotica (con una antibiotico che sia compatibile con l’allattamento al seno) è indicata se è presente febbre per più di 24 ore o i sintomi non recedono dopo 24 ore di poppate frequenti ed efficaci (o spremitura del latte); la terapia antibiotica va prolungata fino a 10-14 giorni (per quanto non sia stata stabilita con sicurezza la durata appropriata del trattamento, è provato che cicli più brevi sono associati a rischio di recidiva).

NB: Ciò che permette di fare diagnosi differenziale tra ingorgo e mastite è l’epoca di comparsa (l’ingorgo è più frequente nelle fasi iniziali, la mastite può colpire in qualsiasi momento); il rialzo della temperatura (> 38.5 °C in caso di mastite, apiressia in caso di ingorgo); la monolateralità (la mastite riguarda in genere una sola mammella, l’ingorgo colpisce entrambe).

Maia vi ringrazia per l’attenzione e spera di esservi stata utile, ma soprattutto vi aspetta con il prossimo, e ultimo, appuntamento riguardo le patologie del seno in allattamento!

 

A presto, Maia

 

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