Eccoci con un nuovo articolo, questa volta dedicato al momento del travaglio, quindi futuri mamme e papà, parenti e professionisti: leggere attentamente! Partiamo subito con una notizia shock: se le condizioni di benessere materno e fetale lo permettono, la mamma durante il travaglio può essere libera di muoversi come meglio preferisce e sente. Ebbene sì, non è assolutamente obbligatorio rimanere sdraiate per tutta la durata del travaglio o dover spingere per forza con le gambe sui gambali, in quella che viene definita posizione litotomica o ginecologica (quella in cui ci mettiamo durante le visite ginecologiche per l’appunto). Le posizioni supine (a pancia in su) infatti bloccano il bacino posteriormente, riducendo gli spazi di movimento e progressione del feto e non permettono l’allineamento dell’utero con la cervice e l’ingresso pelvico, rendendo così necessarie contrazioni più intense – e quindi più dolorose- per poter essere efficaci in termini di dilatazione.

Diversi invece sono gli effetti del movimento libero e della postura sull’andamento del travaglio:

  • Rendono più sostenibile il dolore e possono facilitare il riposo durante la pausa tra una contrazione e l’altra;
  • Rendono partecipe chi accompagna e sostiene la donna;
  • Favoriscono il benessere fetale e il suo corretto posizionamento;
  • Facilitano l’evoluzione del travaglio
  • Aumentano il grado di soddisfazione materna e della coppia.

Movimento Libero o Postura?

Come avete visto, poco fa abbiamo parlato di movimento libero e postura; le due cose infatti sono differenti. Si parla di movimento libero quando la donna è completamente libera di muoversi, assecondando il suo sentire, e l’Ostetrica non attua nessuna imposizione, ma anzi crea le condizioni affinché la donna possa muoversi in piena libertà. In tutto ciò entra in gioco anche la disposizione della stanza, qualora si dovesse decidere di partorire in ospedale: il letto non dovrebbe mai essere al centro, in quanto alla donna che entra in sala parto può arrivare il messaggio che la prima e unica cosa da fare sia sdraiarsi sul letto; se il letto assume una posizione marginale, la donna avrà più spazio per muoversi e si sentirà più libera di farlo, sfruttando anche oggetti che possono esserle utili e perciò dovrebbero trovarsi in ogni sala parto (es sedie, sgabelli, palle, liane…).

Si parla invece di postura quando alla donna è richiesto di mettersi in precise posizioni/di compiere determinati movimenti in base alla necessità clinica. Perciò le posture sono a tutti gli effetti pratiche assistenziali non invasive che possono essere utilizzate per migliorare l’andamento del travaglio e il benessere materno-fetale.

Noi oggi cercheremo di concentrarci sul movimento libero, in quanto le diverse posture variano in base ad ogni singolo caso, anche se a volte la linea fra essi è molto sottile, in quanto l’Ostetrica può guidare la donna verso determinati movimenti per favorire il suo benessere e quello fetale.

Ultima premessa, ma non per importanza: tutto ciò che troverete scritto riguarda movimenti e posizioni che le donne nella pratica clinica più frequentemente adottano, in quanto è dimostrato che, se le condizioni assistenziali, relazionali e ambientali lo favoriscono, le donne assumono spontaneamente le posizioni che leggerete di seguito. Tuttavia, durante il travaglio non è in alcun modo obbligatorio seguire alla lettera i movimenti e le posizioni elencate: come sempre è importante farsi guidare dal proprio sentire.

Dolore

Dopo tutto ciò che abbiamo visto, è chiaro quindi che la posizione obbligata è uno degli elementi che rendono meno tollerabile il dolore del travaglio, poiché sotto una stimolazione dolorifica ci viene spontaneo assumere determinate posizioni (basti pensare alla posizione fetale assunta durante i dolori mestruali – che ricordiamo non essere fisiologici se necessitano di un antidolorifico). Infatti, a seconda della localizzazione del dolore, molte donne istintivamente individuano le seguenti posizioni:

  • Se il dolore e la pressione sono posteriori, la donna fisiologicamente sarà portata ad appoggiarsi in avanti, sostenuta da un muro, una palla, dal petto della persona di fiducia o dell’Ostetrica, a mettersi a carponi, in piedi, in ginocchio;
  • Se il dolore e la pressione sono anteriori, potrebbe scegliere di stare seduta, semiseduta, rannicchiata sul fianco o su uno sgabello, cercando di alleviare la pressione in quel punto.

Al fine di tollerare al meglio il dolore, è fondamentale anche potersi riposare tra una contrazione e l’altra o comunque potersi abbandonare e lasciarsi andare, con un appoggio sicuro, che permetta anche di rilassare la muscolatura. Quindi ricordiamo l’importanza delle persone di fiducia presenti al parto, che ci possono sostenere in pausa se scegliamo una posizione in piedi o verticale, mentre per quanto riguarda altre posizioni non esitiamo a chiedere il supporto dell’Ostetrica e dell’oggettistica presente nella stanza (letto, sgabello, sedie, palla, liane…).

In questo modo vediamo come il movimento libero renda più partecipi le persone di fiducia presenti al parto, permettendo loro di essere parte attiva dell’esperienza. La libertà della donna e la partecipazione attiva delle persone di fiducia non possono quindi che aumentare il grado di soddisfazione relativo all’esperienza del travaglio.

Benessere e Posizionamento Fetale

Un altro motivo per cui la posizione supina, citata sopra, viene sconsigliata se mantenuta durante tutto il travaglio, riguarda il benessere fetale: il peso dell’utero gravido va a comprimere la vena cava, riducendo l’apporto di sangue all’utero e quindi al feto. Inoltre, tutto quello che abbiamo visto sopra circa la tolleranza del dolore e il rilassamento in pausa, è benefico anche per il feto, poiché in questo modo la produzione di ormoni dello stress viene bilanciata dalla produzione di ormoni benefici, come le endorfine, generando quello che viene definito eustress o stress “buono”.  In questa condizione il travaglio non può che progredire correttamente, andando a ridurre la necessità di pratiche mediche che possono portare a complicanze dello stato di salute materno- fetale. Ricordiamo poi che il feto deve attraversare un canale osseo, ovvero il bacino, e con il movimento (anche semplicemente camminare un po’ per la stanza o perché no, anche una danza) vengono ampliati gli spazi che deve attraversare, riducendo i fenomeni di compressione della testa e favorendo un suo corretto posizionamento.

Evoluzione del Travaglio

La letteratura è concorde nell’affermare che se la donna è libera di muoversi, la durata della fase attiva del travaglio si riduce di 1-5 ore. Un bel vantaggio eh?

Ma questo come mai? Perché una donna libera di muoversi sceglierà istintivamente posizioni che sfruttano la forza di gravità e allineano l’utero e l’ingresso pelvico (in piedi, in piedi sostenendo l’utero, a carponi, in ginocchio, seduta in avanti…). Come abbiamo visto prima, tutto ciò permette alle contrazioni di agire meglio sul collo dell’utero, quindi sulla dilatazione, e aiutano il feto a progredire nel canale del parto.

Siamo giunti alla conclusione di questo articolo, fiduciose che sia per voi spunto di riflessione e non un manuale da seguire alla lettera. Fidatevi del vostro sentire, del vostro bambino o bambina e di chi vi accompagna e sostiene in questo viaggio. Sarà sicuramente la scelta migliore.

 

A presto, Maia

 

Credits:

  • Lawrence, A., Lewis, L., Hofmeyr, G. J., Styles C. (2013). Maternal positions and mobility during first stage labour. Cochrane Database Syst Rev.
  • Spandrio, R., Regalia, A., Bestetti, G. (2014). Fisiologia della Nascita. Dai prodromi al post partum. Carocci Faber.

 

*pics courtesy of the internet

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