Rieccoci con un nuovo articolo dedicato ai papà; è la vostra festa e il minimo che possiamo fare è parlare di voi! Se l’anno scorso ve lo siete perso, abbiamo scritto un articolo dedicato al vostro ruolo in gravidanza, durante il travaglio e parto e nell’esogestazione, perché quando nasce un bambino nascono anche una mamma e un papà.

L’articolo di oggi invece vuole farvi riflettere su un concetto molto importante: un padre-uomo non deve per forza essere solo “paterno” e una madre-donna non deve per forza solo essere “materna”. Importa solo una cosa, ossia che il bambino nella sua crescita riceva entrambi i codici affettivi, il materno e il paterno.

Bene, vi ho confuso a sufficienza? Partiamo dalle basi.

Che Cosa sono i Codici Affettivi?

Per spiegarlo mi servirò di un esempio: quando ovulo e spermatozoo si incontrano, alla fine di diversi e complessi processi, creano uno zigote che possiede 46 cromosomi, 23 cromosomi della madre (dell’ovulo) e 23 cromosomi del padre (dello spermatozoo). Se durante questi processi ovulo o spermatozoo possiedono delle carenze o degli eccessi a livello cromosomico, lo zigote avrà un patrimonio genetico alterato. Prendiamo un bambino affetto da S.di Down, o trisomia 21: il bambino ha un patrimonio genetico alterato, poiché si ritrova ad avere una terza copia del cromosoma 21, derivante o dall’ovulo o dallo spermatozoo che, a causa di un processo di non disgiunzione durante la meiosi, presentano 24 cromosomi invece di 23. In sintesi, questo cosa significa? Che un’alterazione del codice genetico del padre o della madre portano ad un’alterazione del codice genetico del figlio.

La stessa cosa accade sul piano psicologico tramite i codici affettivi: un genitore trasmette al figlio un codice affettivo che, se alterato, può portare a disfunzioni psicologiche nel bambino e/o nell’adulto che sarà. L’alterazione è maggiore se, esattamente come per il codice genetico, il codice affettivo è totalmente assente. Tuttavia, i codici affettivi non sono strettamente indicativi del sesso del genitore; infatti ognuno di noi, che sia maschio o femmina, è “portatore” di un codice materno e un codice paterno in diverse “percentuali” e durante la crescita della prole, trasmetterà questi codici mescolati ai codici affettivi del partner.

I Codici: Materno&Paterno

Analizziamo ora la versione fisiologica dei due codici, materno e paterno:

  • Il codice materno è come l’utero, accompagna nel tempo giusto senza schiacciare; è la sensazione di essere amati, qualsiasi cosa facciamo; è quel codice che ci guida nell’introspezione e nella relazione con noi stessi.
  • Il codice paterno invece è quello che ci permette di uscire dal nido, di esplorare il mondo attraverso però un sistema di regole. Il codice paterno ci permette la comprensione di cosa è giusto e cosa è sbagliato attraverso la trasmissione delle regole.

Ora se in famiglia avete avuto una mamma molto accudente e permissiva e un padre rigido e severo, vi potrà essere difficile comprendere come un uomo possieda anche il codice affettivo materno e viceversa. Ecco quindi un esempio “biologico”, nonché citazione di un libro fondamentale per la comprensione dei codici affettivi, ovvero Il bambino non è un elettrodomestico. Gli affetti che contano per crescere, curare, educare di Giuliana Mieli: “Madre è colei che contiene protettivamente, ma che inesorabilmente, con il proprio maschile – quella porzione di maschile di cui ormonalmente ed emotivamente è dotata – spinge verso la vita, stacca da sé in un atto di generosa liberazione e donazione, rinunciando ad un possesso totale e perenne del bambino.”

Lo so che il pensiero va lì…ai vostri genitori. Chi ha avuto una mamma che in casa “portava i pantaloni” forse potrà riconoscere in lei tanto del codice paterno o chi ha avuto un papà in grado di parlare delle sue emozioni potrà riconoscere in lui il codice materno, ma è importante non scadere nel banale, non fare nette divisioni, non vedere tutto o bianco o nero. Ognuno di noi, come dicevamo prima, è portatore in parti diverse di un materno e un paterno, perché a sua volta ha ereditato un materno ed un paterno dai genitori (eccezion fatta per chi non ha potuto ricevere i codici durante la crescita a causa dell’assenza, fisica o emotiva, delle figure di accudimento). Questi codici, però, per permetterci di essere individui psicologicamente sani e di accudire una prole che avrà uno sviluppo psicologico sano devono essere presenti entrambi ed in equilibrio. È chiaro poi che ognuno di noi potrà avere un codice più preponderante dell’altro, ma questo non per forza coincide con il nostro sesso biologico. Paterno quindi non vuol dire maschile e materno non vuol dire femminile.

Motivo per il quale torniamo al titolo del nostro articolo: un papà può essere materno. Tutto dipende da quale codice è in lui preponderante ma soprattutto, se i suoi codici sono presenti e in equilibrio, saprà essere sia paterno che materno, saprà definire regole importanti per la crescita del bambino ed allo stesso tempo sarà in grado di contenerlo e confortarlo, saprà imporre divieti ma anche lasciare liberi spazi, saprà creare per il figlio uno spazio per la crescita fisica ma anche per quella emotiva.

Maia spera di non avervi confuso troppo le idee e spera di avervi offerto spunti di riflessione. Inoltre, in via del tutto speciale, data questa situazione di quarantena, vi consiglia un film adatto alla comprensione dei codici affettivi: “Io sono con te”. Quando lo guarderete, provate ad individuare nei personaggi principali i loro codici affettivi e se vi va possiamo confrontarci insieme qui nei commenti o sui nostri social!

 

A presto, Maia

 

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