Ben tornati con un nuovo articolo che ad un primo sguardo superficiale potrebbe interessare solo le donne in gravidanza o coloro che hanno appena partorito. In realtà le lacerazioni perineali e l’episiotomia, o meglio gli esiti cicatriziali delle stesse, riguardano il pavimento pelvico di qualsiasi donna che abbia partorito per via vaginale (poco importa quanto tempo fa!).

Lacerazioni Spontanee vs Episiotomia

Iniziamo facendo una prima grande distinzione: lacerazioni spontanee ed episiotomia differiscono in base alla modalità in cui si formano; le prime, come dice il nome, avvengono spontaneamente mentre la seconda è un’incisione chirurgica fatta con forbici, che avviene per mano di un professionista sanitario.

Entrambi quindi prevedono una lesione vulvo-vaginale e/o perineale ma, entrando un pochino nei dettagli, oggi cercheremo di capire in che cosa si differenziano e in quali casi si verificano/sono necessarie. Continuate a leggere!

Lacerazioni Spontanee

Esistono due grandi categorie di lacerazioni spontanee, quelle anteriori e quelle posteriori. Le prime riguardano lesioni a carico di labbra (ninfe), cervice, uretra e clitoride; le seconde prevedono una suddivisione ulteriore, che viene classificata in base al “grado” della lesione:

  • Lacerazione di primo grado: prevede una lesione a carico soltanto della cute della regione perineale (e se non sapete di cosa stiamo parlando, vi rimandiamo agli articoli “Come è fatto: la vulva” e “Come è fatto: il pavimento pelvico)
  • Lacerazioni di secondo grado: prevede una lesione a carico di cute e muscoli perineali (tendenzialmente bulbocavernoso, trasverso, pubococcigeo quando si approfondisce molto, lasciando quindi indenne l’elevatore dell’ano)
  • Lacerazione di terzo grado: prevede una lesione a carico di cute, muscoli perineali e sfintere anale. Esse le suddividiamo ulteriormente in base alla porzione di sfintere anale che viene lesionata:
    • 3°A: viene coinvolto meno del 50% dello sfintere anale
    • 3°B: viene coinvolto più del 50% dello sfintere anale
    • 3°C: viene coinvolto sia lo sfintere anale esterno che quello interno
  • Lacerazione di quarto grado: prevede una lesione a carico dello sfintere anale esterno, dello sfintere anale interno e della mucosa rettale.

Episiotomia

L’episiotomia, in quanto incisione chirurgica, deve avvenire soltanto in caso di necessità e ,se e solo se, vengono soddisfatto determinati requisiti.

In primo luogo quindi un’episiotomia deve essere eseguita soltanto quando il battito cardiaco fetale non è rassicurante e la nascita per tal motivo necessita di essere accelerata (quindi non perché chi assiste il parto deve finire il turno o perché la donna non se la sente più di spingere!). In alcuni casi, rari e accertati da ostetrica e ginecologo, può anche essere fatta quando il perineo è talmente rigido da non riuscire a distendersi nemmeno con la progressione della testa fetale (ma in questo caso si deve comunque dare tutto il tempo al feto di scendere nel canale del parto e almeno tentare di aiutare il perineo a distendesi più che può). Quest’ultima situazione non viene riportata nelle linee guida più aggiornate, forse perché si suppone che il perineo materno venga valutato già in gravidanza e si possa intervenire con un percorso riabilitativo prima ancora della nascita.

Sfatiamo quindi il mito per cui un’episiotomia prevenga una lacerazione spontanea di grado severo, in primis non è da escludere che si verifichino entrambe e in seconda istanza ci sono altri modi, attuabili in travaglio ma ancor prima avendo cura del pavimento pelvico in epoca preconcezionale e in gravidanza, per prevenire una lacerazione importante.

Quali sono invece i requisiti da soddisfare prima di eseguire un’episiotomia? Come abbiamo visto innanzitutto che vi sia una giusta motivazione medica, che il perineo sia stato disteso dalla testa fetale (alla quale quindi, in parole semplici, manca pochissimo per uscire), che la zona sia stata infiltrata con il giusto quantitativo di anestetico locale e per ultimo, ma assolutamente non per importanza, che la donna dia il suo consenso.

Vi sono poi tre tipologie di episiotomia:

  • Paramediana: l’incisione viene praticata a metà della forchetta e si approfondisce in diagonale per circa 4 cm nella zona compresa tra tuberosità ischiatica e ano. Andrà a lesionare cute, sottocute, bulbocavernoso, trasverso, pubococcigeo e può arrivare a coinvolgere anche l’elevatore dell’ano (per questo motivo e per le modalità con cui un tessuto lacerato spontaneamente si ripara, una lacerazione spontanea è da prediligere rispetto all’episiotomia fatta di routine). È la più praticata in Italia.
  • Mediana: l’incisione viene praticata a ore 6 della forchetta verso lo sfintere. Per questo motivo in realtà il coinvolgimento muscolare (e di conseguenza vascolare) è ridotto, interessando principalmente il centro tendineo del perineo. Infatti, è un’episiotomia poco sanguinante e che prevede un dolore post-operatorio ridotto. Ma come mai non viene prediletta? Perché è più alta la possibilità che il taglio, con il passaggio della testa fetale, si estenda allo sfintere anale e al retto.
  • Laterale: l’incisione viene praticata a ore 9 della forchetta e prosegue orizzontalmente verso la tuberosità ischiatica. Non viene praticamente mai utilizzata in Italia, poiché permette sì un ampio allargamento dell’egresso pelvico, ma provoca una perdita di sangue importante, è più complessa da suturare (e quindi con possibilità di causare esiti cicatriziali peggiori) e causa più dolore post-operatorio. Infatti, interessa il muscolo bulbocavernoso, il traverso e, a differenza delle altre, anche i rami terminali del nervo pudendo (ed ecco spiegata la motivazione dell’eccessivo dolore).

Maia conclude qui questo articolo dedicato alla scoperta dei traumi perineali legati alla nascita. Se interessati alla cura del perineo prima, durante il travaglio e dopo la nascita fatecelo sapere così che ulteriori articoli non mancheranno!

 

A presto, Maia

 

Credits:

  • Midwifery Preparation for Practice, S.Pairman, J.Pincombe, C. Thorogood, S.K.Tracy, 2015, Elsevier
  • Intrapartum care for healty women and babies, NICE guidelines, 2019.

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